Créez un compte Premium et accédez aux résultats des ventes de plus d'un mois, avec leurs descriptifs et leurs photos !

Voir les offres Premium
Ma sélection

Lot 21 - Processional Cross, Palekh School, 19th Century

Adjudication sur abonnement

> Voir les offres Premium

Processional Cross
(Russia, early 19th century)

School of Palekh
Egg yolk tempera on wood
82,0 x 113,5 cm

Full English description on request

L’icona della Croce processionale compendia, e in certo modo stilizza, le molteplici componenti che, richiamandosi ai racconti evangelici, caratterizzano la scena più elaborata delle tavole della Crocifissione.
Dell’opera in esame, al di là dei contenuti consueti, colpisce la scritta a grandi lettere slavoniche “Inri” sopra il capo reclinato di Cristo.
E’ il sigillo fatto apporre da Pilato “Gesù Nazareno Re dei Giudei”.
Giacché, però, questo tipo di opere apparteneva di preferenza alle comunità dei Vecchi credenti, una notazione si pone come doverosa: la scritta “Inri” accompagnata, nella parte alta, dall’apparizione del Dio di Sabaoth fra le nuvole celesti era accettata e praticata da un “sottogruppo” di raskolniks (come gradiscono essere chiamati anche se poi furono definiti “Russi della Cipolla”, in riferimento alle cupole tipiche della loro architettura russo-ortodossa, e, più tardi, staroverõ) definiti popovstij.
Essi, contrariamente ai bezpopovstij, continuavano a riconoscere la sussistenza di una certa gerarchia ecclesiastica tra sacerdoti e vescovi e, appunto, accettavano la Croce secondo la descrizione appena offerta dell’opera in questione.

I secondi, invece, ovvero i bezpopovstij, che rifiutavano anche tali gerarchie, si opponevano alla scritta “Inri” posta dall’”anticristo” Ponzio Pilato e preferivano quella di “Re della

Gloria” accompagnata, al posto del Dio degli Eserciti, dal Volto Santo del Mandylion “Non dipinto da mano umana”.
Per il resto, la composizione iconografica riprende i temi della scena della Crocifissione: gli angeli, nella parte alta, compiangono la morte del Salvatore il cui corpo giace sulla Croce non già sofferente e scomposto, ma quieto e in un riposante abbandono, prefigurazione della speranza cristiana dell’ormai imminente Resurrezione.

Il “tutto è compiuto” pronunciato con un sibilo prima di spirare prelude alla pietra del sepolcro scostata all’alba del terzo giorno prima dell’arrivo delle donne mirofore.
Anche qui, come in altre immagini, i piedi sembrano accennare un passo di danza: è la sconfitta della morte che evoca non una rappresentazione naturalistica, ma il Mistero della fede: “Con la morte ha calpestato la morte”.

La Croce è a tre traverse: quella inferiore, sul cui sfondo sono raffigurate le mura di Gerusalemme, è inclinata a proseguire la linea del corpo, il tracciato del dolore; vi è anche, evidente, l’allusione alla “bilancia di giustizia” che, dopo la morte di Gesù e nell’ultimo giorno, pende per sempre a favore dell’umanità.

Nella presenza richiamata dei due ladroni, quello Buono, a cui Gesù promette il Paradiso, si trovava alla destra, quindi nella parte protesa verso l’alto della traversa inclinata. Nella terra in cui affonda il legno della Croce compare il teschio di Adamo: il sacrificio di Cristo ha definitivamente riscattato il peccato originale, l’orrore della tenebra, la fine eterna.
Ai lati dell’immagine sono raffigurati, a sinistra per chi osserva, la Madre di Dio e, a destra, Giovanni, il discepolo amato.

Sono loro che, sul Calvario, rimandano all’umanità nuova nata dal sangue del Salvatore.
Il cui acronimo greco (IC XC) è riportato all’estremità del legno orizzontale, in prossimità delle mani spalancate del Crocifisso.
Nel nimbo dorato, secondo un’antica consuetudine, vi sono di nuovo la Croce stilizzata secondo la simbologia greca e le lettere (O O N) che significano “Colui che è, il Vivente”, come Dio risposte a Mosè sul Monte Sinai.
Il retro è ampiamente decorato con intreccio di rami e fiori di color rosso e la presenza discreta, in alto e nelle parti finali della traversa superiore, di cherubini.

Le rappresentazioni sono di eccezionale livello artistico e dall’alto in basso e da destra a sinistra, si trovano:

-L’agonia di Cristo: quando Gesù con Giacomo, Giovanni e Pietro (i quali dopo aver cercato invano di rimanere svegli per assistere Gesù, si addormentano) va a pregare nel giardini dei Getsemani.
-La lavanda dei piedi: Gesù durante l’ultima cena, lava i piedi ai suoi discepoli, il rito della cena pasquale ebraica (l'ultima cena per quanto concerne il racconto della vita di Gesù) prevede, al suo inizio, che il capofamiglia lavi le mani dei commensali, prima di iniziare il pasto. Gesù reinterpreta questo gesto, sostituendolo con il lavaggio dei piedi. In genere il gesto del lavare i piedi era riservato ai servi o agli schiavi, esso è un dunque un gesto di estrema umiltà ed umiliazione.
-La deposizione dalla Croce: Il corpo di Cristo viene tirato giù dalla croce da Giuseppe di Arimatea insieme a Nicodemo, Maria, la Madre di Dio, Maria di Magdala e Maria di Cleopa
-Discesa agli inferi: Gesù scende agli Inferi, prima di risorgere e solleva i Giusti, i Profeti, i re e i patriarchi e tutti coloro che erano morti senza vederlo.
-Deposizione nel sepolcro: subito dopo aver deposto il corpo, questi viene posto nel sepolcro, scavato in una roccia e poi chiuso da una grossa pietra.
-Il bacio di Giuda: molto difficile trovare un’icona con questo soggetto, dove Giuda bacia Gesù per farlo identificare dalle guardie che lo attorniano.
-Cristo caricato della Croce: Cristo costretto a portare la sua croce è aiutato dai Discepoli mentre viene deriso dalle guardie.
-La flagellazione: denudato e vestito solo di un panno viene frustato, deriso e fatto oggetto di molteplici torture da parte delle guardie.
-Incoronazione con le spine: La corona di spine è la corona con cui, fu incoronato Gesù, poco prima della sua condanna a morte, per mano dei soldati romani.


Starting bid :
24000

Demander plus d'information

Thème : Art religieux Ajouter ce thème à mes alertes