Lot 16
ANGELO REGGICANDELABRO FIRENZE, BOTTEGA DI GIOVANNI DELLA ROBBIA, 1520-1525 CIRCA Terracotta smaltata e dipinta in policromia nei toni del giallo, azzurro, verde, marrone e bianco. Cm 38x23x12. Sotto la base etichetta cartacea rettangolare con n. 671 stampato.   Provenienza Collezione Chieffi, Firenze; Collezione Frizzi Baccioni, Firenze; Tajan, 30 giugno 2009, lotto 76; Collezione privata, Firenze   Esposizioni XXIV Mostra Mercato Internazionale dell’Antiquariato, Firenze, Palazzo Corsini, ottobre 2005   Bibliografia M. Marini, Passione e Collezione. Maioliche e ceramiche toscane dal XIV al XVIII secolo, catalogo della mostra, Firenze 2014, pp. 232-233 n. 126   La scultura di terracotta mostra l’angelo genuflesso su un alto plinto di forma ovale, nell’atto si sorreggere un candelabro. La mancanza di modellato nella parte posteriore della scultura fa supporre la creazione dell’opera in funzione di una sua collocazione a ridosso di un parato murario; il foro a crudo sul lato posteriore dell’aureola conferma quest’ipotesi, permettendo esso stesso di fissare l’opera alla parete. La figura, ben proporzionata, mostra attenzione nel modellato del volto, delle mani e soprattutto del panneggio delle vesti e del piumaggio delle ali. Anche lo smalto che ricopre la terracotta è spesso, denso e sottolinea con i colori i dettagli della veste e delle ali, a differenza del volto e delle mani dipinte in smalto bianco con tocchi di manganese a marcare le sopracciglia e la pupilla dell’occhio. La figura dell’angelo reggicandelabro inginocchiato è stata più volte riprodotta nella bottega robbiana a partire dai primi modelli di Luca per la cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. Giovanni fu l’artefice che più di tutti si dedicò a questo genere di scultura, al punto che sono noti circa una ventina di esemplari con rivestimento smaltato o anche in semplice terracotta. Confronti utili per l’attribuzione a Giovanni sono gli angeli della ex collezione Campana, ora al Louvre (1), e quelli che affiancano la Natività del 1521 al convento di San Girolamo delle poverine a Firenze, ora al Museo del Bargello (2). La particolare tipologia della tunica, da cui fuoriescono le maniche di una doppia camicia, la lunga capigliatura ondulata, il nastro incrociato sul petto e il modellato delle ali trovano poi riscontro negli angeli realizzati da Giovanni per il portico dell’Ospedale di Pistoia (3) e in altre opere prodotte dalla bottega di Benedetto Buglioni (4).   1 GABORIT-BORMAND 2002, pp. 63-65 n. II.4; 2 PAOLOZZI STROZZI-CISERI 2012, pp. 210-211 n. 76; 3 PAOLOZZI STROZZI-CISERI 2012, pp. 232-233 n. 83; 4 GENTILINI 1998, p. 353. 
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09/11/2016
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