Lot 662
BERNARDO STROZZI
(Genova, 1581 - Venezia,1644)
La negazione di Pietro
Olio su tela, cm 108,5X141,5
Il dipinto descrive l'incontro di Pietro con la serva di Caifa, nel momento in cui l'apostolo nega alzando entrambe le mani. La ricostruzione scenica di spiccato gusto caravaggesco, oltre a esaltare la veridicità storica dell'episodio ne accentua il carattere drammatico, il pathos umano. Il fondale scuro risalta con il sapiente gioco di lume la figura e il profilo della donna, la gestualità e il volto del santo e le mani dell'armigero posate sulla spada. Già attribuito ad un generico artista nordico attivo a Roma, la tela è stata correttamente riconosciuta a Bernardo Strozzi per le evidenti analogie con le opere giovanili del pittore, in modo particolare con il 'Cristo davanti a Caifa' (già passato da Porro & C, Bologna, 15 novembre 2003, lotto 242, olio su tela, cm 110,3X148,3- cfr. L. Mortari, 'Bernardo Strozzi', Roma 1995, pp. 118-119, n. 166 e C. Manzitti, 'Bernardo Strozzi', Torino 2013, p. 78, n. 9), che Camillo Manzitti data al 1610. Al medesimo periodo si colloca anche 'Alessandro consegna la corona ad Addolomino' (Tokyo, Fuji Art Museum, olio su tela, cm 123X175), le cui dimensioni e caratteri suggeriscono una comune genesi e forse committenza. Grazie a queste opere è possibile delineare non solo lo stile iniziale dell'artista, ma cogliere altresì il precoce confronto con una cultura caravaggesca acquisita di prima mano. L'ipotesi non è suffragata da documenti se Strozzi abbia avuto l'opportunità di visitare la Città Eterna, tuttavia, questi dipinti denotano una riflessione profonda sulle creazioni del Merisi e dei suoi seguaci. Certo è che il catalogo giovanile del Cappuccino rimane a tutt'oggi misterioso e che gli esempi caravaggeschi sono troppo scarni e quanto prima elusi a vantaggio di suggestioni ancor manieristiche e tiepidamente tenebrose, dal Sorri, al Morazzone, al Cerano e come si evince osservando la Santa Cecilia degli Uffizi e la Santa Caterina Thyssen, meravigliosamente anti realistiche e ricche di cromie precocemente barocche. Ancor prima di Domenico Fiasella e Luciano Borzone, Strozzi offrì all'arte genovese un gusto naturalistico che sarà proprio dei suoi migliori artefici, quali Gioacchino Assereto e Orazio De Ferrari. A questo punto è necessario evidenziare che in quegli anni i principali collezionisti erano Giovan Carlo e Marcantonio Doria e fu specialmente quest'ultimo a coltivare una vera e propria passione per le novità caravaggesche e in modo particolare per le sue declinazioni napoletane, rappresentate da Gio Bernardino Azzolino, Battistello Caracciolo, Giuseppe Ribera senza dimenticare che suo era il celebre 'Martirio di Sant'Orsola' che Merisi realizzò nel 1610 (cfr. P. Boccardo, 'Marcantonio Doria', in 'L'età di Rubens. Dimore, committenti e collezionisti genovesi', Milano 2004, pp. 261-275) e di cui è nota una versione realizzata da Strozzi alla fine del secondo decennio. Questi indizi suggerirebbero che per un maestro della levatura di Bernardo Strozzi la collezione Doria offriva esempi eccelsi di arte caravaggesca, ma a questo proposito è interessante notare che il taglio compositivo e narrativo di questa 'Negazione di Pietro' in esame trova interessanti affinità con quella del Merisi (olio su tela, cm 94X125,4, New York, Metropolitan Museum) anch'essa databile al 1610 e in origine appartenente alla collezione Savelli ed in seguito Caracciolo (cfr. K. Christiansen, in 'Caravaggio l'ultimo tempo', catalogo della mostra a cura di K. Christiansen, G. Finaldi, D. Jaffè, N. Spinosa, Napoli 2004, pp. 140-143, n. 17), affinità che sembrano suffragare l'affascinante ipotesi di un soggiorno a Roma e forse a Napoli. A rendere storicamente ancor più significativa la versione strozzesca è che le derivazioni più antiche di questo soggetto desunte dal Caravaggio e realizzate da Giuseppe Ribera e Lionello Spada si datano
Start price :
15000
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Dessins, aquarelles et pastels
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