Lot 820
(Genova, 1639 - Roma, 1709)
Uomo in veste di orientale
Olio su tela, cm 85X71
Provenienza:
New York, Sotheby's, 29 gennaio 2009, lotto 224
Londra, Christie's, 8 dicembre 2017, lotto 166
Collezione privata
Bibliografia:
F. Petrucci, 'Baciccio, Giovan Battista Gaulli (1639 - 1709)', Roma 2009, p. 582, n. D29
Inserire in fondo alla bibliografia
L’opera è stata pubblicata da Francesco Petrucci nella biografia, Battista Giovanni Gaulli, detto il Baciccio.
Facciamo altresì notare che il medesimo dipinto è stato pubblicato da Maria Cecilia Fabbri nella biografia:
M. C. Fabbri – A. Grassi – R. Spinelli, Volterrano. Baldassarre Franceschini (1611-1690), Ed. Edfir, Firenze 2013, pp. 212-213, scheda n. 56
Non possediamo molte notizie sulla formazione e gli anni genovesi del Baciccio, se non per un rapporto con il più versatile e fantasioso Giovanni Battista Castiglione. Fu probabilmente il Grechetto nel 1657 a persuadere il giovane a trasferirsi a Roma, dove grazie all'impiego con il mercante d'arte Pellegrino Peri incontrò Gian Lorenzo Bernini, che lo prese sotto la sua protezione. Infatti, all'inizio degli anni '60 Gaulli viene accolto dagli Accademici di San Luca dove assunse ruoli di crescente rilievo fino alla nomina di Principe nel 1673. Ma già nel 1661 l'artista ottiene la commissione della pala raffigurante la Madonna e i santi Rocco e Antonio per la Chiesa di San Rocco e nel 1666 - 1671 la decorazione della cupola di Sant'Agnese in Agone su richiesta della famiglia Pamphili. Nell'anno successivo realizzerà la Gloria di Santa Marta per il soffitto della omonima chiesa al Collegio Romano e il committente, il genovese Giovanni Paolo Oliva allora padre generale dei gesuiti, gli affiderà l'anno dopo - con il benestare del Bernini - la decorazione della chiesa del Gesù. A questo momento si può datare la tela in esame, la cui figura è riconoscibile nel re magio Baldassarre, per la veste all'orientale, l'incensiere e lo sguardo al cielo, alla cometa che guida verso Betlemme. Del maestro sono distintive le mani, le stesure e il modo di condurre i panneggi, in analogia con il Sant'Agostino già di collezione Algranti. Il particolare taglio compositivo invece, suggerisce l'idea che l'opera sia uno studio finito per una composizione più ampia e Francesco Petrucci ne rileva la relazione con i Re Magi visibili nell'affresco dedicato al Trionfo del nome di Gesù. Tuttavia, l'eleganza dell'esecuzione e la sua finitezza, fanno pensare che il dipinto appartenga a una serie tematica oggi dispersa, in analogia con quella realizzata da Pietro Paolo Rubens per Balthasar Moretus che comprendeva i tre re magi oltre a Gesù Bambino e San Giuseppe (cfr. M. Jaffè, 'Pietro Paolo Rubens', Milano 1989, p. 246, nn. 518 - 520).
Bibliografia di riferimento:
G. Sestieri, 'Repertorio della pittura romana della fine del Seicento e del Settecento', Torino 1994 ad vocem
M. Fagiolo dell'Arco, D. Graf, F. Petrucci, 'Giovan Battista Gaulli Il Baciccio 1639 - 1709', catalogo mostra, Milano 1999, ad vocem
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Dessins, aquarelles et pastels
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