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Lot 192
GIACOMO DEL PÒ (Palermo, 1654 - Napoli, 1726) LEONARDO COCCORANTE (Napoli, 1680 - 1750) Resurrezione di Lazzaro Olio su tela, cm 56,5X71,5 Celebrato dal De Dominici (40, p. 280) quale pittore eccellente e degno allievo del gran Domenichino, nella sua Storia pittorica Luigi Lanzi (1845, 20, p. 284), più che del bolognese, lo considera discepolo del Lanfranco, 'che più piacque ai due Pò che da lui specialmente attinsero il colorito'. Ma è indubbia la naturale propensione rocaille dell'artista, altresì abile interprete della cultura partenopea d'età barocca e della decorazione illusionistica. Dimostra questa propensione la tela in esame, contraddistinta da un tenore narrativo e chiaroscurale di notevole effetto, a sua volta accentuato dall'intervento di Leonardo Coccorante a cui si deve il peculiare fondale architettonico. Queste caratteristiche, come detto, consentono al Pò di realizzare celeberrime imprese decorative nei più importanti palazzi napoletani e spettacolari quadri da stanza, tanto da poter essere considerato l'interprete più originale della pittura d'inizio Settecento, quando la scena artistica era in gran parte occupata dall'egemonia accademizzante di Francesco Solimena. Egemonia a cui l'autore replica con la sua 'maniera pittoresca e bizzarra' (De Dominici), intrisa di ricordi giordaneschi, degli echi del barocco genovese e di una ricercata sensibilità rococò. Tornando al dipinto qui presentato, possiamo asserire che sia di altissima qualità e testimoni la magistrale sintonia tra i due autori, e fu ancora il De Dominici a ricordare che il Coccorante era uso affidare i brani di figura al collega, il quale: 'accordò con stravagantissime invenzioni di figure, con incantesimi di notte, con fuochi, torce e fiaccole i bellissimi sotterranei pieni di stravaganti fantasie'. A documentare questa 'fantastica' inclinazione è anche il dipinto raffigurante La maga Circe appartenente alla Pinacoteca D'Errico di Matera che, ambientato in un buio antro con ruderi, sottolinea come durante il primo decennio il Del Po' era dedito a questo genere di rappresentazioni dal tenore 'bizzarro e del nuovo negli accidenti della luce, ne' riverberi, negli sbattimenti' (Lanzi 1795-1796, ed. 1968, I, p. 470). È quindi evidente come l'artista riesca a rinnovare in maniera personalissima il lascito pittorico dell'età Barocca, guardando agli esempi di Luca Giordano, Mattia Preti e Salvator Rosa, esprimendo una complessa cultura figurativa, letteraria e, in particolar modo, teatrale. Si ringrazia Riccardo Lattuada per l'attribuzione. Bibliografia di riferimento: B. De Dominici, Vita de' pittori scultori ed architetti napoletani, III, Napoli 1743, (Ristampa anastatica ed. Forni - 1979) pp. 496-517 M. Picone, per la conoscenza del pittore Giacomo Del Po', in Bollettino d'Arte, 1957, XLII, pp. 163-172, n. 2-3-4 L. Lanzi, storia pittorica della Italia [1808], a cura di M. Capucci, Firenze 1968, I, p. 469 N. Spinosa, Civiltà del Settecento a Napoli, Napoli 1979, I, pp. 177-295 R. Lattuada, Il Barocco a Napoli e in Campania, Napoli 1988, p. 118 Settecento napoletano. Sulle ali dell'aquila imperiale 1703 ; 1734, catalogo della mostra a cura di N. Spinosa e W. Prohaska, Napoli 1994, pp. 77-92, pp. 178; 187 R. Lattuada. Dipinti della collezione D'Errico di Palazzo San Gervasio a Matera, Napoli 2002, pp. 62-65 R. Muzii, Leonardo Coccorante in La pittura di paesaggio in Italia. Il Settecento, a cura di A. Ottani Cavina e E. Calbi, Milano 2005, pp. 158-160, con bibliografia precedente
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27/11/2024
Proposé par Wannenes Art Auctions
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