Lot 16
Giovanni della Robbia
(Firenze 1469 - 1529/1530)
VASO DECORATIVO DEL TIPO AD ANFORA CON ANSE A DELFINO, ORNATO DA FESTONI E
PROTOMI, 1520/1525 CIRCA
COPERCHIO IN FORMA DI MAZZETTO DI FRUTTA, FIORI E UNA RANA, COEVO
Terracotta invetriata: il vaso color porpora a imitazione del porfido, il
coperchio con una policromia naturalistica; cm 54,5x38; il vaso cm41x31
(senza le anse); il coperchio cm 13,5 (cm 20 col perno) x 22 circa.
DECORATIVE VASE-TYPE AMPHORA WITH DOLPHIN HANDLES, DECORATED WITH GARLANDS
AND BUSTS, CA. 1520/1525 COVER IN THE FORM OF A BUNCH OF FRUIT, FLOWERS AND
A FROG, CONTEMPORARY
Earthenware glazed: the vase is colored porpora imitation, cover with a
polychrome naturalistic: 54,5 cmx38; the vase 41x31 cm (without handles);
the cover 13,5 (20 cm with the hinge) x 22 cm
Già pubblicato da Galeazzo Cora nel suo fondamentale contributo sui Vasi
robbiani (1959, pp. 59- 60 n. 44, tav. XXV.d), poi riproposto
nellimportante, prestigiosa Storia della maiolica di Firenze e del contado
(1973, pp. 188-189 n. 44, tav. 308.d), questo spettacolare vaso decorativo
si distingue nella feconda e variegata produzione di simili manufatti -
che, come la popolare plastica araldica (Dionigi 2014), attestano
loriginale, apprezzato impegno dei Della Robbia nellarredo profano delle
dimore signorili - in quanto riconducibile ad una delle tipologie più rare,
maestose ed evolute, caratterizzata dalle proporzioni monumentali e dal
fastoso ornato scultoreo dimpronta archeologica; ma soprattutto per la
singolare invetriatura purpurea a imitazione del porfido, considerato
nellantichità per la sua durezza la pietra degli imperatori, colore che
sostituisce qui la consueta tonalità azzurra utilizzata per simulare un
intaglio nel lapislazzuli.
Il vaso è del tipo ad anfora biansata, con manici a S in forma di delfino -
frequente nella maiolica rinascimentale in quanto allusiva alle acque -,
che adottano un modello ripetuto con minime varianti nella produzione
robbiana, mentre il corpo presenta invece una più complessa struttura
composita, scandita da fasce diversamente ornate. Il collo, scampanato e
schiacciato in modo da assumere un profilo a scozia, con ampia bocca
svasata bordata da una fusarola, è ricoperto da embricazioni a scaglie e
freccette, motivo ricorrente anchesso nei vasi robbiani che conferisce
allanfora un carattere architettonico a guisa durna. Il corpo, di forma
ampia e solida, è costituito da una coppa scandita da vigorose baccellature
in aggetto - decorazione consueta ma che in tali manufatti assume caratteri
diversi, perlopiù meno plastici -, sopra la quale si distende un alto
fregio scultoreo ispirato dagli ornati lapidei rinascimentali, cadenzato da
quattro cherubini e da altrettante protomi leonine sopra le quali sono
appesi festoni vegetali. Al centro risalta una fantasiosa balza col motivo
classico del meandro, riscontrabile solo in unaltra tipologia riferita alla
maturità di Giovanni della Robbia (Philadelphia, Museum of Art; già
Firenze, collezione Contini Bonacossi: A. Bellandi, in Gentilini 1998, pp.
277-278 n. III.19), presumibilmente anteriore per la concezione più
semplificata (vedi fig.1); mentre il piede, al centro del quale si trova un
foro per lancoraggio praticato durante la foggiatura, presenta una più
essenziale struttura tornita, ornata solo da un collarino di raccordo alla
coppa.
Mentre il vaso, grazie alla sua efficace colorazione purpurea marezzata -
ottenuta con una sapiente mistura di stagno e ossido di manganese -, simula
un virtuoso intaglio nel tenace porfido, materia considerata eterna, il
coperchio finge la fragile, effimera bellezza di un rigoglioso mazzetto di
frutta, ortaggi e fiori, animato dalla presenza di una piccola rana sul
punto di saltare (oggi quasi interamente perduta), in accordo ad una vena
decorativa peculiare dellarte robbiana, riproposta con esiti magistrali sia
nelle ghirlande di stemmi e medaglioni, sia nelle cornici e nei festoni di
altari e tabernacoli, che, appunto, nei vasi e nei canestri decorativi.
Lesuberante varietà dei vegetali con le relative foglie, è regolata da una
disposizione radiale su due ordini, intorno a una melagrana che ne segna il
centro, dove si riconoscono un grappolo duva, una mandorla, un limone, due
capsule di papavero, una susina, un arancio, due cetrioli, unalbicocca (?),
una mela, una prugna e, più in alto, una campanula azzurra, unaltra
mandorla, una nocciola, due bianche genzianelle (?). Al fragrante
naturalismo del mazzetto contribuisce in modo determinante la vivida
policromia ceramica che, nella buccia maculata dei cetrioli o nella pelle
serica delle mandorle, del calice della nocciola e delle capsule di
papavero, assume tonalità cangianti e screziate di grande suggestione. Come
di norma il tappo si innesta nel collo mediante un perno cilindrico
modellato contestualmente, ma, nonostante la paternità e la cronologia del
mazzetto appaia compatibile con quella del vaso, non è certo che i due
pezzi siano nati insieme, come fanno pensare lo scarto dimensionale e la
diversa colorazione dellargilla (più rossa quella del coperchio). Del resto
è possibile che lassemblaggio, non recente come attesta la foto riprodotta
dal Cora (1957, tav. XXV.d) quando lopera si trovava nella raccolta dello
stimato antiquario fiorentino Riccardo Bruscoli, accanto ad altre sculture
robbiane e rinascimentali, sia avvenuto nella medesima bottega di Giovanni
della Robbia, dove talora riscontriamo un reimpiego di parti concepite per
altre opere mai portate a termine o danneggiate.
Fu Andrea della Robbia, scultore versatile e intraprendente, nipote del
celebre Luca dal quale aveva ereditato il segreto della scultura
invetriata, ad avviare verso il 1490 una tale fortunata produzione di
raffinati vasi ornamentali allantica, traducendo in opere autonome
tridimensionali le coppie che da qualche tempo venivano modellate a rilievo
nelle cornici delle ancone robbiane come sorgivo supporto dei
caratteristici festoni vegetali, smaltate a simulare il marmo o le pietre
dure (lapislazzuli e porfido, perlopiù alternati). Manufatti decorativi
che, insieme alle canestre e a singoli frutti, nellabbondanza di verzura,
frutta e fiori alludevano alla prosperità e alla fertilità della famiglia -
come suggeriscono alcune formelle raffiguranti la Nascita del Battista
replicate nei fonti battesimali dello stesso Giovanni della Robbia (San
Leonardo a Cerreto Guidi, 1511; pieve di San Donato in Poggio, 1513; San
Giovanni Battista a Galatrona, 1518 etc.), dove compare una coppia di
simili vasi posta sulla cimasa del letto -, ma anche, se posti a
coronamento delle immagini sacre, alla profusione della grazia divina
(Gentilini 1992; Quinterio 1998; A. Guerrieri e M. Zurla, in Gentilini
2009, pp. 371-373 nn. 124-127, 129). Inoltre il virtuoso illusionismo degli
inserti vegetali, talora - come si è visto - ravvivati dalla presenza di
piccoli animali, poteva assumere colti richiami al mondo antico, indotti
dalla Naturalis historia di Plinio che lodava con meraviglia le ingannevoli
riproduzioni in terracotta di frutti ed elementi naturali del ceramista
Possiede (Gentilini e Mozzati 2009).
In seguito tra i numerosi figli di Andrea attivi nella bottega robbiana è
proprio Giovanni, incline a unesuberante vena decorativa nutrita dal
repertorio archeologico in voga nel primo Cinquecento, il principale
responsabile di una consistente produzione di vasi invetriati,
raggruppabili per forma e ornato in quattro tipologie, ovoidi o ad anfora,
di complessità crescente, perlopiù replicate con lausilio di calchi, ma
spesso introducendo alcune varianti nellornato (Gentilini 1992, pp.
279-328; F. Quinterio e A. Bellandi, in Gentilini 1998, pp. 275-279 nn.
III.17-20). Ma furono certo impegnati in questa stimata attività anche i
fratelli, Marco, Francesco, Girolamo e in particolare Luca il giovane che
le parole del Vasari e alcune testimonianze documentarie ci dicono assai
diligente negli invetriati ornamentali (Gentilini 1992, pp. 329-371; F.
Quinterio e A. Bellandi, in Gentilini 1998, pp. 310-313 nn. IV.15, 17).
Il vaso in esame appartiene a una tipologia già ricondotta alla maturità di
Giovanni della Robbia, intorno al 1520-1525 (Marquand 1920, p. 39 n. 35.1;
Pope-Hennessy 1964, p. 242 n. 246; A. Quinterio, in Gentilini 1998, pp.
278-279 n. III.20), della quale conosciamo pochi altri esemplari,
diversificati dal colore dellinvetriatura e da minime varianti plastiche
riscontrabili soprattutto nelle modanature del piede, in buona parte
censiti dal Cora (1957, pp. 59-60, nn. 37, 43-44, categoria A.VI). Si
tratta della coppia smaltata di bianco (priva dei coperchi) conservata
presso il Victoria and Albert Museum di Londra, acquistata a Firenze nel
1891 forse presso il celebre antiquario Stefano Bardini, che presenta il
piede ornato da un tortiglione nel collarino e da un motivo a perline alla
base - modello riprodotto tra Otto e Novecento dalla manifattura fiorentina
Cantagalli (cat. n. 377), di un esemplare azzurro (col relativo mazzetto
vegetale) già nella collezione Contini Bonacossi di Firenze, in cui le
Starting price :
32000
Crédits photos : Contacter la maison de vente
Céramiques, poteries et faïences
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