Lot 215
GIOVANNI LUTERI detto DOSSO DOSSI
(San Giovanni del Dosso oppure Tramuschio, 1468 circa - Ferrara, 1542)
San Giovanni Battista nel paesaggio (1522 circa- cfr. Ballarin 1993; 1995)
Olio su tavola trasportata su tela nel 1867 (Benson 1894), cm 195,5X116
Provenienza:
Ferrara, collezione del conte Antonio Aventi
Ferrara, collezione Costabili
Venezia, collezione Layard (1866)
Canford Manor, collezione del visconte Wimborne (1886, Regno Unito)
Londra, Christie's, vendita Wimborne, 9 marzo 1923, lotto 11
Londra, Galleria Agnew
Bologna, Collezione Podio
Milano, Galleria Pesaro, asta della vendita Podio, 10 - 15 maggio 1937, lotto 32
Genova, Collezione Gnecco (qui registrata dal Longhi nel 1940 e dal Berenson nel 1968)
Milano, collezione privata
Bibliografia:
G. Boschini, Vite de' pittori e scultori Ferraresi scritte dall'arciprete Girolamo Baruffaldi con annotazioni, Ferrara 1844-1846, pp. 292-293
G. Baruffaldi, Vite di pittori e scultori ferraresi, I, Ferrara 1844, pp. 324 s.; II, ibid. 1846, pp. 231-249
C. Laderchi, La Pittura ferrarese, in A. Frizzi, Memorie per la storia di Ferrara raccolte da Antonio Frizzi, Ferrara 1848, ed. 1856, p. 70
R. H. Benson, Introduction , in Exhibition of Pictures, Drawings, and Photographs of works of the School of Ferrara-Bologna, 1440-1550, Londra 1894, p. XXXI, 2°, n. 62, p. 52 (n. 44)
F. von Harck, Ausstellungen und Versteigerungen: Burlington Fine Arts Club, London, in Repertorium für Kunstwissenschaft, XVII, 1894, p. 316
B. Berenson, The North Italian Painter of the Renaissance, New York-London 1907, p. 211
H. Mendelsohn, Das Werk der Dossi, Monaco 1914, p. 215
Catalogue Viscount Wimborne and other Collections Sale, Christie's, 9 marzo 1923, p. 5, n. 11
A. Venturi, Storia dell'Arte Italiana, IX. La Pittura del Cinquecento, 3, p. 978
R. Longhi, Ampliamenti nell'officina ferrarese, in La Critica d'Arte, supplemento all'anno IV, 1940- riedito in Officina Ferrarese, Firenze 1956
R. Longhi, in Officina ferrarese, Firenze 1980, p. 158, fig. 377
A. Mezzetti, Il Dosso e Battista ferraresi, Ferrara 1965, nota 87 di p. 54; pp. 88-89, n. 69
B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance: A List of the Principal Artists and their Works with an Index of Places. Central Italian and North Italian Schools, Londra 1968, I. p. 112
F. Gibbons, Dosso and Battista Dossi Court Painter at Ferrara, Princeton 1968, pp. 136, 179-180, n. 25
L. Benini, Descrizione della quadreria costabili, in Musei Ferraresi. Bollettino annuale. VII, 1977 [1979], n. 27
O. Orsi, in E. Mattaliano, La collezione Costabili, Venezia 1998, p. 63, n. 109
A. Ballarin, Osservazioni sul percorso di Dosso, 1986
A. Ugolini, Rivedendo la collezione Costabili di Ferrara, in Paragone, XLI, 489, 1990, p. 59
A. Ballarin, 1993, pp. 468-469
A. Ballarin, Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del Ducato di Alfonso I, Cittadella 1995, I, pp. 333-334, n. 425; vol. II, fig. 626
Il dipinto, dalla provenienza illustre e accompagnato da una nutrita bibliografia, manifesta le qualità conseguite da Giovanni Luteri tra il secondo e il terzo decennio, rivelandoci la sua comprensione e conoscenza, sia pur 'elusiva', dell'arte romana e lagunare. Già Roberto Longhi giudicò l'opera 'capitale nel quadro dell'artista per la calcolata collusione di ricordi dall'antologia classica italiana' (cfr. Longhi 1980), ravvisando le suggestioni di Raffaello e Leonardo nelle falde del manto, riconoscendo nel paesaggio la determinante influenza di Giorgione, suggerendo pertanto una esecuzione intorno al 1520. Di fatto, è ben noto che, tra il 1514 e il 1516, il duca Alfonso I allestì il proprio studio con le tele di Giovanni Bellini e di Tiziano, testi che condizionarono innegabilmente la cultura artistica ferrarese e, in modo particolare, l'artista di corte qual era Dosso Dossi. Si deve altresì pensare che il pittore visitò Venezia, Firenze, Mantova conseguendo una commistione lombardo-lagunare di grande efficacia, senza dimenticare l'incidenza di Michelangelo, artefice apprezzato dal duca e i cui modi erano oltremodo divulgati dal Pordenone. Questa sintesi si avverte già nelle opere che il Dosso realizzò per Modena, ma agli inizi degli anni Venti può dirsi compiuta in una formula personalissima e che si manifesta magistralmente nel San Giovanni qui presentato.
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