Lot 39
PIATTO
Urbino, Francesco Xanto Avelli, firmato, 1532 circa
Maiolica decorata in policromia con arancio, giallo, verde, blu, bianco di stagno e bruno di manganese nei toni del nero, del marrone e del viola
alt. cm 4,6; diam. cm 27,5; diam piede cm 7,3
Sul retro, al centro del piede, la scritta ôfra: Xanto, Avelli/ da Rovigo pinse Urbini/ In SathirÆ Giove dÆamor converso/ favola Yö delineata in blu.
Sul retro etichetta stampata ôSCHUBERT ANTICHITA' - corso MATTEOTTI 22 MILANOö
Intatto; lievi sbeccature dovute allÆapplicazione di sostegni sullÆorlo; sbeccature dÆuso sul bordo
Earthenware, painted in orange, yellow, green, blue, tin white, blackish and brownish manganese, and manganese purple
H. 4.6 cm; diam. 27.5 cm; foot diam. 7.3 cm
On the back, beneath the base, inscription in blue æfra: Xanto, Avelli/ da Rovigo pinse Urbini/ In SathirÆ Giove dÆamor converso/ favola YÆ
On the back printed label æSCHUBERT ANTICHITA'- corso MATTEOTTI 22 MILANOÆ
In very good condition; minor chips to rim; wear chips to rim
Il piatto ha cavetto profondo e larga tesa appena inclinata. LÆorlo sul retro presenta tre filettature concentriche incise. Poggia su un basso piede privo di anello.
La scena Þ racchiusa tra un vecchio albero spoglio e disadorno e una rupe alta, coperta da zolle erbose; sullo sfondo, un paesaggio fluviale con alte colline squadrate e un borgo con un ponte su un fiume. Lo scenario Þ abitato da tre gruppi di figure: al centro, Eros avanza portando sulle spalle una saetta: il personaggio Þ tratto da unÆincisione di Marco Dente che riproduce il fregio della chiesa di San Vitale a Ravenna; a destra, seduto su una roccia, Þ raffigurato Apollo, divinitÓ che sÆincontra spesso nelle opere di questo pittore e la cui rappresentazione Þ tratta dallÆincisione di Marcantonio Raimondi delParnasodi Raffaello Sanzio; a sinistra, infine, Þ collocata una scena erotica tra un satiro e una ninfa: il corpo della donna deriva probabilmente da una delle figure delle Pieridi tratte dallÆincisione di Jacopo (o Gian Giacomo) Caraglio (1500-1565 circa) ripresa da Rosso Fiorentino raffiguranteIl convegno tra le Muse e le Pieridi, mentre per il satiro al momento non Þ stata individuata alcuna fonte. Anche per la figura maschile che compare alle spalle di Apollo non Þ stato possibile, fino ad ora, identificare la fonte incisoria: ipotizziamo che il corpo, parzialmente coperto, possa essere stato ricavato da una delle incisioni con scene di battaglia o da quella che raffigura laStrage degli innocentidi Marcantonio Raimondi da Raffaello, utilizzate in molte occasioni dal pittore rovigense, mentre il volto potrebbe essere stato ispirato da quello dellÆInvidia nellÆincisioneInvidia cacciata dal tempio delle Musedel ôMaestro del Dadoö e successivamente assemblato dal pittore che, come giÓ in altre sue opere, lo ha dotato della capigliatura a ciuffi scomposti dipinti in un colore fulvo.
Anche in questo caso, come nel piatto presentato al lotto 38 di questo catalogo, vediamo come Francesco Xanto Avelli, secondo la tecnica che gli Þ consueta, abbia saputo mescolare figure tratte da pi¨ incisioni utilizzandole a suo piacimento.
LÆopera Þ complessa e solo la fraseôIn SathirÆ Giove dÆamor conversoösul retro ci aiuta nella sua comprensione. Vi leggiamo anche la firma per esteso del pittore, delineata con grafia rapida in blu scuro: ôfra: Xanto, Avelli / da Rovigo pinse Urbini / In SathirÆ Giove dÆamor converso / favola Yö.
La scena narra lÆepisodio di Antiope sedotta da Zeus, il quale le si present? con le sembianze di un satiro: la conseguente gravidanza comport? una serie di sciagure: la morte del padre Nitteo, la nascita e lÆabbandono dei due gemelli Anfione e Zeto, la cattura e la vessazione di Antiope da parte dello zio paterno Lico, lÆuccisione di costui ad opera dei gemelli per vendicare la madre e la conseguente punizione di Antiope da parte di Dioniso che la fece impazzire, risanata poi da Foco, che divenne suo sposo.
Alla luce del mito, riteniamo che i personaggi raffigurati sul piatto in esame si possano identificare come segue: al centro, Amore trasporta sulle spalle le saette di Zeus, intento a sedurre in veste di satiro la giovane Antiope; il personaggio sulla destra potrebbe raffigurare lÆira del padre, oppure û ipotizziamo û la follia stessa di Antiope, di cui Apollo sar? la causa.
Ovidio, una delle fonti principali per gli autori dellÆistoriato, accenna appena al mito nelleMetamorfosi(Met.VI, 110): [...]Ut Satyri celatus imagine pulchram Iuppiter[...]; tuttavia Þ stato giÓ osservato almeno in unæaltra occasione come la brevitÓ della descrizione del mito, che presuppone una cultura piÓ vasta, non abbia fermato lÆAvelli dal raffigurarlo su un piatto: probabilmente lÆautore non ha tratto la leggenda direttamente dalla fonte classica, bensý dalla versione italiana di Zoppino.
Il piatto, datato e firmato per esteso, mostra tutte le caratteristiche tipiche del periodo che possiamo definire giÓ maturo dellÆattivitÓ di Francesco Xanto Avelli e si aggiunge al cospicuocorpusdi opere prodotte durante il suo soggiorno urbinate; sappiamo che giunse a Urbino tra il 1530 e il 1531, ed Þ roprio questo il momento nel quale cominciano a comparire opere firmate per esteso.
Si tratta certamente di unÆopera colta, benchÚ permanga ancora qualche dubbio relativo al riconoscimento dei protagonisti. Il confronto con altre opere firmate e datate ci fa pensare che si tratti di una creazione riconducibile agli inizi dellÆattivitÓ di Avelli a Urbino. Egli infatti si firma per esteso, specificando la propria provenienza ôda Rovigoö e mettendo ben in chiaro che dipinge a Urbino usando il locativo ôUrbiniö. La presenza delle firme indicherebbe comunque una certa autonomia e la qualitÞ delle opere confermerebbe la sua presenza in botteghe affidabili.
Abbiamo paragonato la figura pi¨ semplice, cioÞ quella di Apollo, con la stessa immagine riprodotta su altri oggetti del pittore. Un primo confronto si ha con un piatto del Fitzwilliam Museum di Cambridge, firmato per esteso e datato ô1531 in Urbinoö, che mostra molte affinitÞ stilistiche: nello scarto dimensionale delle figure, nella resa del volto di Apollo, ma anche in particolari come la roccia su cui la divinitÞ poggia, molto simile e caratterizzata dalla forma frastagliata e con un parte dipinta di arancio. Anche le scelte cromatiche nelle due opere sono analoghe: il manto del dio, ad esempio, Þ tinto di verde, come quello del putto nellÆesemplare in esame. In un piatto, ora al Los Angeles County Museum of Art, con la figura di Apollo al centro della composizione, si notano affinitÓ stilistiche con il nostro oggetto anche nella resa del paesaggio e nella distribuzione dei personaggi allÆinterno dello spazio circolare creato dalla forma stessa dellÆoggetto: questo Þ ascrivibile agli anni tra il 1527 e il 1530, quindi al periodo appena precedente la venuta del pittore a Urbino. In un altro piatto del Fitzwilliam Museum di Cambridge, dove lÆincisione Þ rielaborata dal pittore (che utilizza il corpo della divinitÞ modificandone la testa e un braccio), si osservano una roccia e scelte cromatiche simili: se nel nostro esemplare prevale il verde scuro, nel piatto di confronto i toni sono comunque cupi e le caratteristiche stilistiche sono anchÆesse simili; si raffronti ad esempio il volto di una delle tre divinitÓ delGiudizio di ParidenellÆesemplare di Cambridge con il volto di Eros al centro della nostra composizione.
LÆaffinit? stilistica con il piatto presentato al lotto 40 di questa stessa raccolta, cronologicamente vicino ai primi anni in cui il pittore fu stabilmente attivo a Urbino, ci porta quindi ad assegnare questÆopera agli anni 1531-1532.
Il piatto proviene dalla raccolta degli antiquari Gualtiero e Renato Schubert di Milano, dove fu acquistato dallÆattuale proprietÓ allÆinizio degli anni settanta del secolo scorso.
Starting price : 120000
Crédits photos : Contacter la maison de vente
Céramiques, poteries et faïences
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