Lot 660
PITTORE NAPOLETANO DEL XVII SECOLO
Allegoria del gusto
Olio su tela, cm 77X63
Già attribuita a Bernardo Cavallino (Napoli, 1616-1656), l'opera riflette chiaramente gli stilemi della scuola napoletana d'inizio Seicento e la sua ispirazione ai modelli di Giuseppe Ribera (Xàtiva, 1591 - Napoli, 1652). Sono infatti ben note le raffigurazioni allusive ai cinque sensi dipinte dall'artista, la cui prima serie risalente al 1615 riscosse uno straordinario successo e il tema fu ampiamente rivisitato dai suoi allievi e seguaci partenopei. A questo proposito, si deve rilevare che se queste allegorie poggiavano su una tradizione iconografica rinascimentale tesa ad offrirci immagini auliche ed eleganti, Ribera concepì un punto di rottura non comune, affidando l'erudito pensiero aristotelico sulla percezione della realtà a interpreti umili e talvolta grotteschi. Fu ad esempio Luca Giordano a condurre sino alle estreme conseguenze queste immagini, facendo capo a ideologie neostoiche che tra il terzo e il quarto decennio riscossero a Napoli grande diffusione e assimilate al concetto della morale cristiana. Tornando al dipinto in esame, la sua esecuzione sembrerebbe cadere al terzo decennio, specialmente se analizziamo le opere giovanili di Massimo Stanzione come 'Il Martirio di Sant'Agata' della collezione Dupont, che debitore del riberesco 'Martirio di San Bartolomeo' del 1624 si colloca secondo Sebastian Schütze al 1625. In questo quadro si colgono interessanti corrispondenze tra il volto della giovane donna e il ragazzo che mangia i maccheroni, non solo per la comune gestualità ma anche per la tipologia fisionomica. Pur sottolineando l'alta qualità della tela in esame e fermo restando che nulla abbia da invidiare rispetto a quella del cavalier Massimo, c'è una tensione naturalistica altra e ben diversa dalla meditata estetica stanzionesca. Basti considerare il virtuosismo naturalistico dell'ombra riportata del braccio sul volto per intuire un sentimento della realtà tangibile di estrema sincerità, così anche le stesure che caratterizzano le vesti, la mimesi della fiasca impagliata e del piatto. Sono questi indizi a suggerire l'ipotesi di trovarci al cospetto del 'Maestro dell'Annuncio ai pastori' e in una data attorno al 1630, in analogia con la tela raffigurante la 'Lezione di Greco', custodita nella collezione di Carla e Francesco Valerio. Anche in questo caso, la foggia e la stesura della veste indossata dal bambino sembrano le medesime, così il volto, le orecchie e le mani condurrebbero la ricerca verso l'anonimo maestro.
Start price :
20000
Crédits photos : Contacter la maison de vente
Dessins, aquarelles et pastels
À propos de la vente