Lot 266
(Venezia, 1701 - 1785)
L'allegra coppia
Olio su tela, cm 61X50
Provenienza:
Venezia, collezione Ettore Viancini (1981)
Venezia, collezione privata
Bibliografia:
E. Martini, La pittura del Settecento Veneto, Maniago 1982, fig. 269, p. 544, n. 319
'Volendo dare un giudizio spassionato sull'opera di Pietro Longhi, diremo che il suo merito principale consiste nell'aver introdotto a Venezia il quadro di genere applicando gli insegnamenti del suo maestro Giuseppe Crespi alla società veneziana del Settecento, che egli, senza pretendere agli intendimenti morali di Hogarth e senza possedere la grazia delicata, nè il sentimentalismo, nè l'acutezza psicologica dei pittori francesi contemporanei, riprodusse fedelmente con amabile realismo e con inimitabile colore locale in mille gustose scenette colte dal vero' (Ravà 1923). In sede di cultura però, 'andranno certamente ricercate ancora, e pesate meglio, le sue ascendenze non soltanto nel bolognese Crespi, ma soprattutto nella pittura borghese e popolare bresciana e bergamasca, che sulla fine del Sei e sul principio del Settecento, era, col Ghislandi e col Ceruti, la pittura più seria e più sincera di tutta la repubblica veneta. Ma il Longhi prende un passo europeo e si misura con la scala del Watteau e dello Chardin' (R. Longhi 1946). Tali descrizioni critiche esplicano al meglio il tenore culturale della tela in esame e in modo particolare quelle, sempre in questa sede presentate, raffiguranti i due giovani pastori. Le osservazioni di Roberto Longhi, infatti, colgono la portata europea del Falca, i cui parametri estetici e intellettuali vanno ben oltre l'aspetto banalmente aneddotico o cronachistico riuscendo ad annotare con arguzia le abitudini, i commerci, i giochi, gli spassi dei suoi concittadini. 'L'artista guardava intorno a sè nella Venezia più brillante di incontri mondani, come in quella chiusa e assonnata delle antiche dimore, ghiotto delle effimere parvenze della moda e d'ogni particolare in un'acconciatura, un nastro, un fiore' (Moschini 1956). E come non altresi' notare il tono di influenza nordica della nostra scena, chiaramente allusiva al meretricio in auge nella Venezia dell'epoca e ben diversa dalle scene galanti e aristocratiche che prevarranno durante la produzione matura. Questo aspetto evidenzia lo spirito di ricerca del giovane pittore durante il quarto e quinto decennio, giudicato dal Martini di raffinatissimo gusto. A tal proposito, a parte le lievi varianti, questa in esame presenta tonalità e pastosità pittoriche certamente migliori rispetto alla redazione conservata a Ca' Rezzonico (olio su tela, cm 61X50), risolta con un fare più calligrafico e un disegno decisamente più rigido.
Bibliografia di riferimento:
A. Ravà, Pietro Longhi, Firenze 1923, p. 64
R. Longhi, Viatico per cinque secoli di pittura veneziana, Firenze 1946- Milano 2017, p. 57
T. Pignatti, Pietro Longhi, Venezia 1968, p. 103, n. 17
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