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Lot 207
VITTORE GHISLANDI detto FRA GALGARIO (Bergamo, 1655 - 1743) Ritratto di giovane con berretto, fascia turchina e collare bianco Olio su tela, cm 57X47 Provenienza: Milano, collezione Giuseppe Beltrami Milano, collezione Annibale Beltrani Milano, collezione privata (1949) Bibliografia: C. Caversazzi, Mostra di ritratti del Settecento, Milano 1910, p. 73, n. 231 I Pittori della realtà in Lombardia, catalogo della mostra a cura di C. Renata, G. Testori, R. Longhi, Milano 1953, p. 53, n. 89, tav. 89 M. C. Bozzoli, Vittore Ghislandi, in I Pittori Bergamaschi. Il Settecento, I, Bergamo 1982, p. 130, n. 196- p. 186, fig. 1 Fra Galgario nelle collezioni storiche milanesi, a cura di S. Colombo, Milano 2003, p. 22, n. 39 Impareggiabile ritrattista, Vittore Ghislandi fu uno straordinario indagatore dello spirito umano e, se nel descrivere l'aristocrazia lombarda il suo realismo si caratterizza per l'alterità emanata dagli effigiati, svelandoci i loro aspetti più deteriori, quando raffigura giovani e bambini notiamo in lui un registro espressivo diverso. A questo punto, è utile l'analisi della società bergamasca che il Testori pubblicò negli anni Cinquanta su Paragone per comprendere la decadenza politica della classe dirigente dell'epoca, ravvisando che Fra Galgario stravolse la tradizionale rappresentazione dell'aristocrazia in virtù di uno spirito moderno e illuminista, quasi a sottolineare che l'istituzione nobiliare sia prossima al declino (cfr. Testori 1954). Contrariamente, le 'teste di giovinetti' emanano una semplicità d'animo disarmante e fiduciosa, instaurando un dialogo emotivo immediato con l'osservatore. Si evince assai bene questa disposizione nella tela qui presentata, dalla cui immagine, sia pur offuscata da una vernice ingiallita e dalla sporcizia, traspare assai bene la qualità. È sufficiente, infatti, soffermarsi sullo sguardo e sugli occhi, per non dire dello sbuffo bianco del collare da cui emergono cromaticamente il rosso carminio e il blu della fascia turchina, per constatare la qualità e la sprezzatura pittorica. Detto ciò, è necessario soffermarsi sulla provenienza dell'opera in esame e delle altre due presenti in catalogo che, fino al 1949, erano partecipi della celebre raccolta di Giuseppe Beltrami, antiquario e collezionista da considerarsi il regista della mostra dedicata al Ritratto del Settecento allestita nelle sale della Permanente nel 1910 (cfr. Caversazzi 1910). Scorrendo il catalogo dell'esposizione si può appurare che tra i tanti nomi illustri della nobiltà lombarda citati nel novero dei prestatori, si riconducono a Beltrami ben 62 opere, tra le quali 10 del Ghislandi, a cui era dedicata la sala conclusiva della mostra, permettendo per la prima volta 'di valutare la sua parabola evolutiva, segnando il punto di svolta degli studi sull'artista' (cfr. Colombo 2003, pp. 9-17). Tornando all'opera, si presume una sua datazione al terzo decennio per la tessitura cromatica che in alcuni brani si fa spumeggiante e spigliata, in analogia con il Ritratto di giovane pittore della collezione Koelliker (cfr. Gozzoli 1982, p. 129, n. 193- Colombo 2003, pp. 44-45) e altresì nel Ritratto di giovane artista della Carrara (cfr. Gozzoli 1982, p. 103, n. 117). Bibliografia di riferimento: G. Testori, Il Ghislandi, il Ceruti e i veneti, in Paragone, 57, 1954, pp. 16-33 R. Ferrario, A. Magnani, in Il Gran teatro del mondo, l'anima e il volto del Settecento, catalogo della mostra a cura di F. Caroli, Milano 2003, pp. 206-213 Fra' Galgario. Le seduzioni del ritratto nel '700 europeo, catalogo della mostra a cura di F. Rossi, Milano 2003, ad vocem
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27/11/2024
Proposé par Wannenes Art Auctions
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