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Lot no. 613
(Firenze, 1436 ca. - Forli', 1504 ca.) Madonna col Bambino che stringe un uccellino e due cherubini, 1460 ca. Bassorilievo centinato in marmo cm 65X40X14 usure, alcuni graffi, poche sbeccature, macchie e ingiallimento A MARBLE SCULPTURE BY GREGORIO DI LORENZO- WEAR, SOME SCRATCHES, FEW CHIPS, SPOTS AND TRACES OF YELLOWING La maestria dello scultore fiorentino Gregorio di Lorenzo, brillante allievo e collaboratore di Desiderio da Settignano, risalta pienamente osservando questo straordinario rilievo, in ottime condizioni conservative, che costituisce un esemplare tra i più raffinati della sua attività e pone il nostro scultore in stretto dialogo con simili opere di altri artisti della sua generazione come lo stesso Desiderio, Mino da Fiesole e Antonio Rossellino, protagonisti, assieme al nostro artista, nella produzione di un genere particolarmente rappresentativo della scultura rinascimentale come quello dei rilievi mariani. Gregorio di Lorenzo detiene un ruolo importante nella scultura italiana del secondo Quattrocento, del quale sono specchio l’attenzione dell’odierna storiografia artistica e l’interesse costante del collezionismo internazionale rivolto verso le sue opere; interessamento avviatosi già nel corso dell’Ottocento quando ancora il nostro scultore era racchiuso in un appellativo, “Maestro delle Madonne di marmo”, proposto da Wilhelm Bode riunendo un gruppo di rilievi mariani già riferiti a Mino da Fiesole e Antonio Rossellino, segno dell’abilità dello scultore in questo specifico tema. La fortuna critica dell’artista è proseguita anche nella seconda metà del Novecento, come attesta proprio la nostra immagine proveniente dalla collezione dell’antiquario fiorentino Carlo De Carlo (1932 - 1999), “il Sassetta degli antiquari italiani” – secondo un’efficace definizione di Antonio Paolucci -, singolare figura di mercante, collezionista e studioso dominato dall’amore per l’oggetto unico e irripetibile di arte antica. L’opera venne infatti presentata per la prima volta, con un riferimento a Tommaso Fiamberti (doc. dal 1498-1524/25), scultore lombardo col quale si identificava il “Maestro delle Madonne di marmo”, all’asta “Eredi di Carlo De Carlo” del 19 ottobre 2000 nelle sale di palazzo Magnani-Feroni a Firenze, evento di risonanza internazionale per la straordinaria qualità dei pezzi riuniti provenienti dalla collezione dell’antiquario fiorentino. Studi recenti (Bellandi 2001; Caglioti 2003; Pisani 2003), infine, hanno identificato in Gregorio di Lorenzo il “Maestro delle Madonne di marmo”, rivelando così l’identità di un anonimo artista costantemente al centro delle riflessioni di autorevoli specialisti della scultura italiana del Rinascimento. John Pope-Hennessy (1964) studiò un elegante esemplare raffigurante una “Madonna col Bambino benedicente e angeli musicanti” (1465/70 ca.) al Victoria and Albert Museum di Londra. Ulrich Middeldorf (1972) ritenne scolpito da un “maestro di un’abilità e di una ispirazione non comuni” alcuni busti raffiguranti l’ ”Ecce Homo” (1470 ca.), come quello al museo di Berlino: qualità espressive presenti anche nell’esemplare al Museo della Chartreuse di Douai, proveniente dalla Chiesa Maggiore dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze. Tali lavori attestano l’interesse di Gregorio di Lorenzo verso i temi e l’espressività religiosa della pittura fiamminga, dei quali si fa interprete nella scultura fiorentina del Quattrocento. L’identità anagrafica dello scultore, da me prospettata nel 2001 in una scheda dedicata a una “Madonna col Bambino” in marmo (1470 ca.), un tempo nella collezione del tenore Enrico Caruso, dove compare lo stemma della famiglia fiorentina dei Ginori (New York, Salander- O’ Reilly Galleries) – opera esemplare della fortuna collezionistica ricevuta dall’artista tra Ottocento e Novecento – ha poi trovato conferma documentaria. Gregorio aprì a venticinque anni, nel 1461, sulla piazza di San Giovanni a Firenze, una bottega di “scalpellatore” riscuotendo successo nella produzione di rilievi mariani e ricevendo committenze prestigiose come il raffinato “Lavabo” per la sagrestia della Badia Fiesolana (1462), un cantiere voluto da Cosimo de’ Medici. Nel medesimo giro di anni scolpì il “Tabernacolo” (1463) nella chiesa del Redentore al Sacro Eremo di Camaldoli presso Arezzo, commissionatogli dalla potente congregazione camaldolese. Le due serie di rilievi raffiguranti i “Dodici Cesari”, ispirati alle biografie di Svetonio, eseguite nel 1472 per le corti di Napoli e di Ferrara, nelle quali accanto gli imperatori del mondo antico, oggi presso importanti musei italiani e stranieri, spiccano i ritratti di “Ferdinando I” (Leeds, Tomasso Brothers Fine Art) ed “Ercole I d’Este” (Londra, Victoria and Albert Museum), attestano il suo ruolo di specialista nel genere dei profili dei Cesari, sorto con intenti di richiamo al mondo antico. Dal 1475 al ’90 fu attivo alla corte ungherese di Mattia Corvino nella cui residenza estiva situata nel castello di Viségrád si ammira ancora oggi una lunetta raffigurante la “Madonna col Bambino e angeli”. Rientrato a Firenze nei primi anni novanta, Gregorio terminò i suoi giorni a Forlì, in Romagna, accanto ai lombardi Giovanni Ricci (1440/50 ca. – 1523) e Tommaso Fiamberti, collaborando alla realizzazione del “Monumento Numai” in Santa Maria dei Servi (1502). Sul piano stilistico l’immagine in esame, scolpita con un segno dello scalpello nitido, costituisce uno dei più raffinati rilievi della produzione di Gregorio che si confronta con le opere di Desiderio da Settignano e Antonio Rossellino, reinterpretando del primo le morbidezze tramite volti più affilati e dell’altro la tipologia del tornito pingue fanciullo. Di notevole bellezza è il volto della Madonna, l’increspatura morbida del velo sulla fronte bombata che lascia intravvedere i capelli e l’orecchio. Nell’opera ritroviamo i volti caratterizzati da fisionomie pungenti e un sorriso raggelato, come scrisse Adolfo Venturi (1904) gli “angioli e bambini dai musetti di micio”, sigla ricorrente in questo genere di produzione, attestata anche in altre tipologie, ad esempio nel “San Giovannino” alla National Gallery di Washington. Sostanzia il riferimento proposto allo scultore il confronto tra il nostro rilievo e gli esemplari del Louvre, di Santo Stefano al Ponte Vecchio a Firenze e i due del Victoria and Albert Museum: si osservi l’ovale del volto, il modo di raccogliere il velo-copricapo e la decorazione nel bordo del manto. Riteniamo il rilievo eseguito negli anni giovanili di Gregorio, durante i quali è spiccata l’adesione sentimentale verso quelli realizzati da Desiderio da Settignano. L’opera, infatti, è qualificata da una morbida carnosità nei volti che si coglie anche nelle mani del fanciullo, scolpite come fossero grassocci artigli con una presa che rammenta quella dei busti di giovani fanciulli della borghesia fiorentina che stringono spaventati animaletti, sul tipo di un esemplare al Museo Jacquemart-André di Parigi. Tale registro espressivo, caratterizzato da un panneggio morbido e avvolgente verrà variato, in opere simili eseguite qualche anno dopo, da esasperata geometrizzazione nei panneggi, come nella “Madonna Caruso” o nell’esemplare della Galleria Nazionale di Ottawa, lavori scolpiti nei primi anni Settanta del Quattrocento dove le proporzioni della Vergine, dagli algidi tratti espressivi, si allungano e la veste assume un andamento stilizzato. Straordinario esemplare di cui non si conoscono repliche, questo levigatissimo rilievo destinato alla devozione privata ci consegna l’opera di uno scultore che fu protagonista dell’irradiamento in Italia e in Europa della civiltà fiorentina del Rinascimento.
Pictures credits: Contact organization
Sculpture and bronzes
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11/14/2017
Offered by Wannenes Art Auctions
+390102530097

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