Lot no. 702
NICOLO' GIOLFINO (Verona, 1476 - 1555) Madonna con il Bambino Olio su tela, cm 81X68,5 Bibliografia: M. Lucco, in 'Dal Trecento al Seicento Le arti a paragone', a cura di G. Romano, Torino 1991, scheda n. 12 Nato a Verona nel 1476, Nicolò Giolfino ricevette la sua formazione nella bottega familiare, dedita all'arte dell'intaglio secondo una tradizione artigiana fedele al linearismo gotico. Decisivo fu il successivo apprendistato presso Liberale da Verona, dove Giolfino assimilò il colorismo, il gusto per la narrazione e quella sorta di sentimento anticlassico che contraddistiguerà la sua produzione. Un artista, quindi, non solo originale, ma in sintonia con la bizzarria figurativa degli eccentrici padani, come Lorenzo Lotto e Amico Aspertini, che mescola le fonti più disparate, da Albrecht Dürer e Lucas Cranach, al raffaellismo desunto dalle stampe di Marcantonio Raimondi, sino alla traduzione del Giulio Romano mantovano. Intorno al 1510 si data la 'Madonna col Bambino' conservata nel Museo di Castelvecchio a Verona, in cui per la prima volta il pittore adotta la peculiare fisionomia della Vergine che si riscontra nella sua produzione e caratterizzata dal volto tondo, lo sguardo sospeso e il naso piccolo. Questa tela mostra le inflessioni di Liberale nell'uso delle lumeggiature che seguono l'andamento delle stoffe, mentre la composizione appare pienamente aggiornata sui modelli leonardeschi. Questa tipologia di immagini mariane, la ritroviamo a esempio nelle Madonne con il Bambino custodite presso la Galleria nazionale di Palazzo Barberini, i Musei di Berlino e in modo particolare nella tela qui presentata. Il dipinto dalla collezione Gallino, infatti, ben riflette lo studio dei lombardi, soprattutto di Giovanni Antonio Boltraffio e Andrea Solario, che lo porta a usare un segno profondo e ombre insistite sulle carnagioni scure, con un prevalere complessivo dei toni bruni, su cui si staccano i colori. Di notevole interesse è altresì la seducente lettura proposta da Mauro Lucco che l'opera sia stata realizzata per farne un dono nuziale. Osservando l'immagine infatti, sul fondale si scorgono due personaggi riconoscibili nelle figure di Tobiolo e Sara che dopo la loro unione fanno ritorno a casa accompagnati dall'Arcangelo Raffaele e da un nutrito seguito. Lo studioso, evidenziando il mancato nesso simbolico o iconografico tra la Vergine con il Bambino e Tobiolo, riconosce all'immagine il valore di dono nuziale, un augurio di vita benedetta e pacifica, con la guida dell'Angelo e la protezione di Maria e Gesù. Bibliografia di riferimento: M. Repetto Contaldo, 'Proposte per l'attività giovanile di N. G. e precisazioni cronologiche', in 'Verona illustrata', V, 1992, pp. 5-18 S. Marinelli, in 'La pittura nel Veneto. Il Cinquecento', I, Milano 1996, pp. 342, 351-355, 401 F. Zeri, F. Rossi, 'La Raccolta Morelli nell'Accademia Carrara', Bergamo 1986, pp. 142-143 M. Repetto Contaldo, in 'Museo di Castelvecchio, catalogo generale dei dipinti, I. Dalla fine del X all'inizio del XVI secolo', a cura di P. Marini, G. Peretti, F. Rossi, Milano 2010, pp. 376-388, nn. 280-288
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Drawings, watercolours and pastels
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Catalog
06/01/2016
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